Flaminia e il volontariato: “Estate Paideia è diventato un momento irrinunciabile”

Raccontare cosa significa essere volontari Paideia non è facile, perché è una cosa talmente grande che può essere non immediato trovare le parole giuste. Ma io ci provo” inizia a raccontarci Flaminia, che da sei anni veste la “maglietta rossa” dei volontari della Fondazione e anche quest’anno ha partecipato all’esperienza di Estate Paideia.

Ho iniziato nel 2015, appena arrivata a Torino. Avevo avuto il riferimento dalla mia amica Giulia che conosceva Paideia e sapeva che si facevano laboratori per i siblings con volontari. Mi sono trasferita sia per studiare che per cercare lavoro, avevo già la laurea triennale e avevo iniziato a lavorare come logopedista a Rieti. La cosa bella è stata che appena arrivata in città ho visto il manifesto pubblicitario di Paideia a darmi il benvenuto!

Flaminia, come tanti altri volontari, ha iniziato offrendo supporto in alcune attività di raccolta fondi e alla festa di primavera a Pralormo. “E poi ho vissuto l’esperienza dei laboratori per siblings, proprio quelli di cui mi avevano parlato e che avevo desiderio di fare. Sono in prima persona una sibling adulta – mio fratello è sordo – e questo tipo di attività mi riporta alla mia storia personale e ad occasioni che magari sono venute a mancare. Trovo bellissimo che questi bimbi possano avere la possibilità di confrontarsi con coetanei con situazioni simili”.

Da anni Paideia porta avanti un programma di supporto per fratelli e sorelle di bambini con disabilità differenziato per età, con il prezioso aiuto di volontari come Flaminia. “Ho partecipato soprattutto al gruppo 8-12 anni, un gruppo piccolo in un ambiente molto protetto. Inizialmente i bambini sono riservati, poi piano piano iniziano ad aprirsi e si crea un ambiente quasi magico in cui è possibile esprimere emozioni e ricevere un confronto, un supporto, una carica di energia. E, soprattutto, si crea un gruppo di amici”.

Anche quest’anno Flaminia ha partecipato all’esperienza di Estate Paideia a Orsolina28, un’occasione di volontariato immersiva e particolarmente significativa. “Diverse famiglie mi hanno raccontato di aver trascorso una settimana mai vissuta prima, sentendosi rigenerate. Un’esperienza che da volontaria non è banale dal punto di vista emotivo perché puoi trovarti di fronte a situazioni complesse. Il bagaglio che ti porti a casa alla fine di un’esperienza come questa è qualcosa che ti rimane dentro nei giorni successivi, sia la parte della forza che acquisisci ma anche un carico di sofferenza che ti arriva, con le difficoltà che un bambino con disabilità e la sua famiglia si trovano a vivere quotidianamente”.

Per come era strutturata l’esperienza di quest’anno – continua – non c’erano affiancamenti ‘uno a uno’ tra volontari e bambini. Questo dava la possibilità ai volontari di creare dei rapporti con più bambini e più famiglie e allo stesso tempo si creava un rapporto ancora più forte tra i volontari che avevano occhio di riguardo nei confronti degli altri. Quando sei in un rapporto ‘uno a uno’ sei focalizzato sulla famiglia a cui sei stato affiancato, nel momento in cui non c’è stai un pochino con tutti e capisci se c’è bisogno di una mano in una determinata situazione, perché nessuno rimanga da solo”.

Flaminia lavora quotidianamente a contatto con la disabilità, come logopedista in un ambulatorio di audiologia infantile in ospedale. “Mi occupo della presa in carico dei bimbi sordi e facendo la logopedista mi confronto spesso con i genitori nel cercare di raggiungere un determinato obiettivo, ma durante la mia esperienza di volontaria si crea un rapporto personale completamente diverso da quello professionale. Un rapporto molto intimo, di condivisione, si entra a contatto con le vite degli altri, si creano rapporti che rimangono nel tempo. E soprattutto è un confronto che ti dà una carica enorme perché ti rendi conto di quanta forza abbiano queste famiglie e quanta ne possano trasmettere”.

Per me – confessa Flaminia – fare la volontaria è diventata un’esperienza irrinunciabile, ti permette di fare delle esperienze che altrimenti non avresti la possibilità di fare, ti dà delle emozioni che non sono ripetibili in altre occasioni. A me offre la possibilità di entrare in contatto con bambini con disabilità attraverso il gioco ed essere di supporto alle loro famiglie, una scelta arricchente che mi dà tantissima energia. Una cosa nella quale io sto bene: sentirsi d’aiuto per gli altri fa star bene anche te”.

 

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