“Tutto l’affetto che si dà intorno a noi è come una buona semina”

Le misure di sicurezza messe in atto a causa dell’emergenza sanitaria hanno portato tutti noi a passare un lungo periodo a casa. Per le famiglie con bambini con disabilità le difficoltà si sono sommate e la situazione continua ad essere particolarmente complessa, soprattutto per le coppie di genitori che non vivono insieme.

Abbiamo fatto una chiacchierata con Francesca, mamma della piccola Sara, che ha condiviso con noi le emozioni di questo periodo.

Quello di cui ho avuto conferma in questi ultimi mesi” comincia a raccontarci Francesca “è l’importanza fondamentale di una rete sociale. Un caso estremo come il periodo storico che stiamo vivendo ce l’ha dimostrato con una chiarezza disarmante.

Non si tratta di una consapevolezza del tutto nuova per me, naturalmente: io lavoro a tempo pieno e la mia bambina deve andare a scuola e seguire diverse terapie. Tuttavia in questo periodo la distanza da tutte le persone che compongono la nostra rete si è fatta sentire ed è diventata mano a mano sempre più tangibile, anche per una come me, abituata a guardare da sempre in faccia i problemi e affrontarli mano a mano.”

Le problematiche legate alla salute della bambina di Francesca hanno fatto sì che lei decidesse di tenerla con sé tutto il tempo, limitando anche le uscite che sarebbero state possibili.

L’emergenza sanitaria ha portato me e Sara a ritrovarci a casa completamente sole, senza valvole di sfogo con l’esterno. Sono state settimane particolarmente complicate, anche a causa delle difficoltà che lei ha nel linguaggio e a livello comportamentale. I momenti di crisi si sono intensificati e non è stato sempre facile trovare delle soluzioni. Per fortuna ho potuto contare sui miei genitori che si occupavano delle nostre commissioni e ci lasciavano la spesa fuori dalla porta.

Nonostante io lavori a tempo pieno, seguo molto da vicino mia figlia sia nelle attività scolastiche che nel procedere del suo percorso terapeutico. Tuttavia, la didattica online ci ha causato non pochi problemi: per Sara non è possibile seguire il programma della classe e il suo insegnante di sostegno non ha sempre trovato delle alternative adatte da proporre a distanza. Così io ho cercato di leggerle quante più storie riuscivo.”

Grazie al programma “Non siete soli” la Fondazione Paideia ha potuto offrire un sostegno straordinario ai genitori, tra cui un servizio di supporto psicologico durante questo questo momento così difficile e incerto.

La solitudine, in questo periodo, ha avuto un grande impatto nella mia vita” continua Francesca “ho la fortuna di avere delle buone amiche e le loro videochiamate non sono mancate, tuttavia io cerco sempre di avere rispetto degli impegni altrui e non ne ho approfittato troppo. Ho avuto alcuni momenti di cedimento. La cosa fondamentale, però, è stato non averli mai davanti alla bambina. Il sostegno psicologico offertomi dalla Fondazione Paideia per me è stato molto importante.”

Da poco tempo ci affacciamo a dei nuovi ritmi e anche Francesca è dovuta rientrare al lavoro.

“La routine è già tornata frenetica e veloce: ho ripreso a contare sulle persone della mia famiglia per un aiuto quotidiano con Sara, dato che le scuole restano chiuse e gli appuntamenti con l’affidataria non sono ancora ricominciati.

Non sono ancora riuscita a fermarmi a riflettere sugli ultimi cambiamenti. Quello che però mi sento di dire a chi vive una situazione simile alla mia, o con difficoltà diverse – conclude lei – è di non buttarsi giù. Tutto quello che si fa ha valore: tutto l’affetto che si dà – ai propri bambini, al proprio compagno, a se stessi – è come una buona semina che fa migliorare le cose, giorno per giorno.”

 

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