Paola: “Vi racconto Estate Paideia, il nostro momento di felicità”

Dopo mesi passati a progettare, a chiamare i volontari, preparare i materiali, guardare il meteo e incrociare le dita, c’è un momento in cui l’Estate Paideia inizia. Ed è bellissimo, perché tutto diventa reale, vivo, concreto.

In un attimo è vacanza vera, ci sono nuovi amici, c’è la voglia di stare insieme fino a tardi, di condividere tutto anche con chi fino a qualche giorno prima non avevi mai visto. E quando arriva la fine, con la settimana alle spalle e gli occhi un po’ lucidi, è sempre troppo presto.

Torni in ufficio e tra le mail da leggere trovi quella di Paola, che ha appena trascorso la prima settimana a Orsolina28, nel cuore del Monferrato, dove è in corso Estate Paideia 2021.

E inizia così:

 

Carissimi, 

vorremmo esprimere il nostro pensiero di gratitudine a tutti voi che ci avete accompagnato in questa magica settimana di Estate Paideia. Per noi è stato un vero regalo: non solo per il luogo che ci ha ospitato, bellissimo, non solo per la gratuità (senza la quale nessuno di noi forse avrebbe potuto partecipare…) ma è proprio per il fatto che qualcuno “abbia pensato al benessere di famiglie come le nostre”, che tutto sia stato finalizzato a fare il meglio possibile per farci star bene e permetterci di rilassarci e infine, di sentirsi capiti e accolti per come si è. Aiutare per far star bene, senza chiedere nulla.

 

Sai che ne sentivo parlare da un sacco di tempo?” dice al telefono Paola, quando le chiediamo di raccontarci qualcosa di più sull’esperienza che ha vissuto. “Quando me ne parlavano altre famiglie che avevano partecipato la prima cosa che pensavo era ‘che bello, quanto sono stati bene, chissà se per noi potrebbe essere lo stesso? Chissà se con Giacomo potremmo riuscire a stare bene in un contesto del genere?’

Quando poi siamo arrivati lì – spiega Paola – da subito ci siamo sentiti accolti, abbiamo capito che tutti erano lì per far sì che noi stessimo bene. Una sensazione diversa dal solito, una cosa che ti fa vivere l’esperienza a cuor leggero e per la quale ti senti subito grata. Siamo stati accolti dai sorrisi e basta: in qualsiasi altro posto cade l’occhio su Giacomo, che ha un atteggiamento diverso rispetto ad altri ragazzini, lì invece non sentivamo quegli occhi addosso, siamo stati accettati per quel che siamo, in un posto bellissimo”.

E la bellezza, per Paola, ha un significato ben preciso. “Mi è capitato in passato di partecipare ad alcuni incontri di mutuo aiuto in uno scantinato che ci era stato destinato, uno spazio triste, che trasmetteva tutt’altro che benessere. E dentro di me dicevo: ‘perché dovremmo cercare conforto in un posto brutto? Perché la disabilità deve essere associata a luoghi non belli?’ Come se questo ci facesse valere meno. Invece all’Estate Paideia siamo stati accolti in un posto dove sei gratificato dalla bellezza e questo è stupendo”.

E la bellezza non è solo del contesto, ma sta proprio nel fatto di trovarsi tutti insieme e di essere circondati da persone che in un modo o nell’altro cercano di darti una mano. Di farti stare bene rispettando la tua privacy: se ci sono cose che non vuoi fare, che sarebbero una forzatura, sei libero di dire ‘no, grazie’. Quando uno ti vuole aiutare a tutti i costi ma tu in quel momento non ne hai bisogno è quasi un’invasione, non lo percepisci più come un aiuto. Nella settimana di Estate Paideia c’era un equilibrio sottile tra queste due cose. E anche questo ci ha fatto stare bene”.

Quella di Paola e Cristiano, suo marito, è una grande famiglia: oltre a Giacomo, 14 anni, ci sono Carlotta (16), Guglielmo (8) e Achille (6). “Per loro – racconta Paola – è stata una gioia continua. Carlotta ha trovato ragazzi della sua età e quando è tornata ha parlato della vacanza con molto entusiasmo alle sue amiche, Guglielmo e Achille sono stati davvero felici e ho scoperto quanto siano autonomi e quanto sia stato importante per loro relazionarsi con gli altri bimbi, con disabilità o meno”.

La nostra quotidianità – riflette Paola – è molto faticosa ed è stato bello ritrovarsi, permettersi un momento di coppia. Il poter prendere la bici, per esempio,  e fare un giro senza sentirti in colpa, lasciando spazio a quello che succede. Non capita veramente mai. E poi la tenda, il cestino con la tovaglia a quadretti, la conoscenza con le altre famiglie, l’essere sereni”.

Non ci era mai più capitato di commuoverci per lasciare persone e luoghi. I nostri figli hanno vissuto un’esperienza unica e li abbiamo visti muoversi in autonomia, farsi dei nuovi amici in pochissimo tempo e vivere appieno questa esperienza. Anche loro erano commossi alla partenza. Nostro figlio è un ‘’osso duro’, è molto difficile per la natura della sua condizione essere coinvolto a partecipare alle attività, lo sappiamo, ma il fatto che sia stato accolto per quello che è e per quello che può dare è stato bellissimo. Ogni famiglia ha la sua fragilità, la sua storia, la sua sofferenza, i suoi momenti di felicità. L’Estate Paideia rappresenta uno di quei momenti”.

Grazie, Paola, per aver condiviso con noi con grande generosità le emozioni di Estate Paideia.

[fotografie a cura di Andrea Guermani]

 

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