“Quelle estati fantastiche ci hanno cambiato la vita”

Quando Gina ci raggiunge per l’incontro ha appena finito il suo turno del mattino alla Caffetteria del Centro Paideia. Si siede sorridendo, la battuta pronta: “C’è anche Barbara D’Urso?” mi chiede scoppiando a ridere. E io con lei. Gina è così: ha il dono – e lo coltiva, con cura – di riuscire a metterti a tuo agio, di farti sentire subito bene, subito a casa.

Gina e Rocco, suo marito, sono i custodi del Centro da tre anni. Ma la loro storia con Paideia inizia molto prima, più di vent’anni fa. “Ho incontrato Fabrizio (Serra, ndr) quando avevo 22 anni e Cristofer ne aveva 2, stava male, aveva di continuo crisi epilettiche. Io e Rocco eravamo impreparati, impauriti, ci sentivamo impotenti di fronte alla disabilità di nostro figlio e alla nostra situazione. Lui mi ha chiesto ‘Di cosa avete bisogno?’ e io gli ho detto ‘Noi abbiamo finito di vivere, stiamo male, forse avremmo bisogno di fare una vacanza con Cri’. Un po’ di tempo dopo, quando da Paideia ci hanno telefonato per offrirci proprio una vacanza, non ci volevamo credere”. Era il 2001. Era la prima Estate Paideia.

Erano tempi duri – racconta Gina – perché oltre al dolore della malattia c’era un problema economico. Quindi è stato un vero regalo ed è stato bellissimo. Abbiamo riscoperto che forse non era finita proprio lì, che qualche speranza di normalità ce l’avevamo anche noi. Ma la cosa più bella, sai quale è stata? Tornare a casa. E raccontare a tutti quanto ci eravamo divertiti. Perché noi eravamo diventati quelli noiosi, quelli tristi, che avevano solo problemi. Siamo tornati con una valanga di cose belle da raccontare, quasi da fare invidia. Avete visto? Nonostante tutto, ci siamo detti, possiamo fare quello che fanno gli altri”.

In questi primi vent’anni di Estate Paideia sono state 781 le famiglie coinvolte, con più di 1500 bambini e quasi 1200 volontari che hanno dedicato tempo in “maglietta rossa”. Quella prima edizione, che anni dopo si sarebbe trasferita in Toscana, si svolgeva in un residence di Grottammare, vicino ad Ascoli Piceno, sull’Adriatico. “Ricordo la nostra stanza, la piscina, noi che suonavamo, cantavamo e stavamo insieme. La bellezza di tutto questo. Ecco: Paideia non ci ha mai dato le cose di serie B, solo di serie A. Perché tu per loro sei la persona più importante. Io e Rocco eravamo dei ragazzi, non superavamo i 25 anni e ci mancavano tanti pezzi. Non esagero se dico che ne abbiamo trovati tanti lì, in una settimana. E ne abbiamo fatto tesoro per l’anno che veniva, per imparare a fare progetti. Era una di quelle cose che ci aiutava a superare l’anno: un progetto, una spinta per sentirci normali. Se siamo normali, ci dicevamo, dobbiamo fare le cose che fanno tutti, tirarci su, pensare a una piccola vacanza, ad esempio. E così abbiamo fatto con gli anni a venire, anche da soli. Quelle estati fantastiche ci hanno cambiato la vita”.

Con il tempo Gina e Rocco sono riusciti a dare a ogni cosa il suo peso. “Quando c’era da piangere abbiamo pianto, ma quanto c’era da ridere abbiamo riso. E siamo diventati più forti: il gruppo Paideia ti fortifica, ti fa non avere paura, ti fa non avere vergogna, ti senti protetto e fai di più. Sono arrivati i fratelli, la nostra famiglia è cresciuta. Da soli al pensiero di uscire avevamo timore, ma abbiamo imparato a diventare grandi, a non avere paura degli altri. Oggi ovunque io vada con Cri mi vengono aperte le porte ma non è stato sempre così: quando hai vent’anni hai un senso di vergogna, senti gli sguardi, poi non so se sono cambiata io o nel frattempo il mondo sta cambiando, ma oggi mi sento una mamma diversa dalle altre. Per tanti anni ho pensato che fosse qualcosa di meno e oggi capisco che è un qualcosa di più che io ho. E oggi mi sento pronta ad aiutare gli altri”.

Da tre anni per Gina, Rocco e la loro famiglia il Centro Paideia è anche casa, nel senso più completo del termine. “Questa è stata una conferma per la nostra vita. Pur essendo un lavoro è un premio, siamo onorati di stare qui, di sentire che adesso tocca a noi, non è una cosa da poco: ci sentiamo orgogliosi. Voglio fare la mia parte perché ci tengo che chi ha un bimbo disabile qui si senta a casa sua, come mi sono sentita io: ho imparato da voi. E quando guardo Cri, oggi, penso a questo: se siamo qui è grazie a te e noi siamo felici”.

Ogni giorno, con Gaetano e Federico, Gina prepara caffé, dolcetti e panini per tutti i bimbi che arrivano al Centro. Ma appena ha un po’ di tempo libero fa trovare una torta in cucina, per i colleghi. “Perché non voglio mai smettere di dire grazie. Quando io venivo in Paideia, da famiglia, mi avete sempre fatto sentire importante, non ci avete mai fatto sentire piccoli, ma sempre delle persone che stavano cercando di farcela. Voi c’eravate quando avevo bisogno io, e quella cura ti rimane dentro. Voglio restituire tutto. E vi avviso: ne abbiamo ancora per un po’”.

Grazie Gina. Perché ci sei, perché sei tu, e perché ogni giorno rendi speciale la vita di tutti noi.

 

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