Ministero per le disabilità, una scelta che fa discutere

È di questi giorni la notizia che l’Italia avrà un Ministero per le disabilità, guidato da Erika Stefani (Lega). Una scelta, quella del nuovo Governo a guida Draghi, che ha immediatamente fatto discutere.

Ministro della Disabilità: figura ad hoc, “per noi”, per ribadire l’esistenza di una categoria a parte – è il duro commento di Iacopo Melio, blogger e consigliere regionale della Toscana, in un intervento su Repubblicae dunque l’esigenza di provvedimenti “speciali” per persone “speciali”. Che poverini, i disabili coccolosi, aiutiamoli nel recinto loro, infilandoli in uno scompartimento, sia mai ambissero allo stesso trattamento degli altri cittadini. Perché come gli altri non lo sono, hanno più bisogno e vanno protetti dal mondo (o magari nascosti, istituzionalizzandoli). Certo, come no.

Non smetteremo di ripeterlo: basterebbe – continua Melio – che tutti i ministri tenessero di conto della disabilità quando, nel proprio settore, vengono realizzate nuove manovre, rendendole inclusive per tutti. Basterebbe ricordarsi di ogni diversità, non solo quella fisica, senza indossare guanti bianchi ma uno sguardo aperto e intersezionale, che non appiccichi etichette ma le combatta convintamente al punto da non vederle. Ma soprattutto, basterebbe sfruttare ciò che già esiste e funziona benissimo in un’ottica di uguaglianza: il ministero per le Pari Opportunità, ad esempio, perché di questo stiamo parlando, di persone che chiedono stessi diritti e non di specie in via d’estinzione da salvaguardare. Siamo persone e non dei panda”.

Che la disabilità non sia un problema di ‘categoria’ è il tema su cui interviene anche Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas: “Quando abbiamo ottenuto che la disabilità fosse in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – ha spiegato a Vitaavevamo conquistato il concetto che l’approccio corretto alla disabilità è quello del mainstreaming e non di politiche specifiche, di settore, dedicate. Questo ha rappresentato per noi e per tutto il mondo della disabilità un obiettivo importante. L’inclusione si fa quando si riesce a realizzare un progetto di vita individualizzato e a dare i giusti sostegni per garantire la piena partecipazione e il diritto di cittadinanza di ogni persona con disabilità. Questo resta il nostro obiettivo e da qui ripartiremo nell’interlocuzione con il nuovo ministro”.

Il tema forte è quello della necessità di uno sguardo trasversale. “Perché così – spiega Fabrizio Serra, direttore della Fondazione Paideiasi rischia di pensare alla disabilità come un qualcosa da gestire ‘a parte’ e non includendo il tema in tutte le scelte di governo, come ci si aspetterebbe nel 2021. Le persone con disabilità e le loro famiglie hanno necessità specifiche che in questi anni sono state spesso ignorate, per cui guarderemo con molta attenzione alle scelte del nuovo Governo. Quello che possiamo augurarci è che questo Ministero non sia un manifesto di ‘bisogni diversi’, ma un’occasione per ragionare davvero su politiche di sostegno concrete ed efficaci, in un’ottica realmente inclusiva”.



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