“Nei nostri incontri costruiamo un dialogo attorno a sessualità e disabilità”

Sessualità e disabilità: perché è importante parlarne? Lo abbiamo chiesto a Silvia Mascolo, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa che con il collega Guido Leonti ha iniziato a collaborare con Paideia per offrire occasioni formative e uno sportello sessuologico dedicato alle famiglie di bambini e ragazzi con disabilità.

Ho cominciato a interessarmi al tema sessualità applicato al mondo della disabilità – racconta Silvia – dopo aver concluso il master in sessuologia. Io e il collega Guido abbiamo cominciato a elaborare progetti sul tema e quando Paideia ha espresso interesse verso l’argomento, lo scorso anno, abbiamo strutturato una collaborazione per rispondere ai bisogni raccolti tra le famiglie”.

Sempre più genitori, infatti, chiedono un sostegno nell’affrontare il tema della sessualità. “Abbiamo strutturato degli incontri divulgativi, di cui l’ultimo a inizio novembre, come occasioni in cui cercare di rispondere alle domande più frequenti e ai timori dei genitori. L’obiettivo principale è di costruire un dialogo attorno all’argomento della sessualità applicato alla disabilità. Parliamo di due mondi complessi e multisfaccettati: la disabilità, con le sue sfide, e la sessualità, intesa come aspetto imprescindibile dall’essere umano. Risulta impossibile parlare di sessualità senza che questo susciti profonde emozioni, talvolta contrastanti, e questo rende molto delicato occuparsi dell’educazione sessuale dei figli, a tutti i livelli di sviluppo. Parlarne ci costringe a interrogarci sui valori che attribuiamo alla nostra idea di sessualità. Ci tocca nel profondo”.

L’altro obiettivo – continua Silvia – è quello di rassicurare i genitori rispetto al loro ruolo. Nei nostri incontri cerchiamo di mettere in luce tutte le paure e le credenze che impediscono di rispondere alle domande. Un tabù, ad esempio, riguarda l’opportunità di fare educazione sessuale con un ragazzo disabile: c’è paura di incentivarne la vita sessuale, di istigarlo. L’altra credenza è che la sessualità non riguardi i ragazzi disabili: questo è molto presente nella società e, quindi, può influenzare anche le famiglie. La sessualità riguarda ciascuno di noi e una buona educazione sessuale incoraggia i giovani ad adottare scelte più sicure e consapevoli, limitando l’esordio di comportamenti problematici e fornendo preziosi strumenti di lettura del mondo, delle relazioni e di sé stessi”.

I genitori, spesso, portano l’idea che del tema debba occuparsene un esperto. “Si pensa che si debbano avere tutte le informazioni sul tema e che non si debba mostrare imbarazzo. Al di là delle informazioni di base riguardanti la sessualità l’aspetto aggiuntivo, realmente prezioso, è la relazione educativa. L’azione educativa non consiste semplicemente nel trasmettere informazioni su questi argomenti, ma piuttosto mira a promuovere l’acquisizione di competenze che aiuteranno i ragazzi a far fronte alle diverse situazioni. Ad esempio, sviluppando la capacità di riconoscere le loro emozioni, fidarsi dei messaggi del corpo, dire di no e affermare se stessi, sviluppare una rete di persone fidate, conoscere i modi di esprimere la sessualità in modo gratificante e sicuro”.

Il senso dell’intervento, dunque, è quello di promuovere un’educazione sessuale in cui ognuno fa la propria parte. “Siamo tutti partecipi e nessuno è solo. Tutti hanno il loro ruolo: c’è Paideia, c’è l’educatore, c’è il genitore. È importante stabilire un patto di reciproca fiducia, perché non trasmettiamo solo informazioni, ma condividiamo significati. Proponiamo ai genitori con cui entriamo in contatto una mappa della sessualità che va oltre la genitalità, alla quale è spesso confinata ma che racchiude tutte le dimensioni della persona (biologica, emotiva, psicologica, morale, religiosa, sociale e culturale). Tramite la sessualità e l’affettività costruiamo la nostra identità, conosciamo la nostra mente e il nostro corpo, la mente e il corpo altrui, ci situiamo nel tempo sviluppando una storia di vita, facciamo progetti, creiamo significati, esploriamo il dare e ricevere piacere, la creazione di significati condivisi, la relazione, la complicità, il gioco. Una sessualità tridimensionale”.

Nei nostri incontri raccogliamo paure, pensieri, strategie dei genitori che magari si sono trovati ad affrontare stesse situazioni con cui altri si stanno confrontando. Spesso ci chiedono “quand’è il momento giusto” e noi proviamo a spostare l’attenzione sul ragazzo o la ragazza: a che punto è della sua scoperta? Cosa sta vivendo lui oggi rispetto alla sessualità? Ci sono ragazzi che a parità di età portano sfide e visioni completamente diverse: chi è alle prese con l’eccitazione della pubertà e chi considera già aspetti più complessi come il corteggiamento dell’altro sesso. Dobbiamo saperci mettere in ascolto, con empatia e passione, per comprendere gli aspetti salienti della sessualità per la persona che abbiamo davanti”.

Nelle famiglie – conclude Silvia – si parla poco di sesso. Alcuni genitori ci restituiscono di aver colto l’importanza di superare i propri tabù personali nella sessualità per impostare un percorso con i loro figli. I giovani con disabilità hanno il diritto di avere le giuste informazioni e interlocutori di fiducia che li aiutino a sviluppare le competenze necessarie per costruire una vita affettiva più ricca e sicura. Perché amare è un diritto di tutti”.



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