3700 ore di Servizio Civile in Paideia: grazie a Daniela, Costanza, Martina e Marilena

Anche nel 2020, grazie alla collaborazione con Assifero (associazione nazionale delle Fondazioni ed Enti filantropici italiani), la Fondazione Paideia è una delle sedi attuative di progetto per il Servizio Civile.

Daniela, Costanza, Martina e Marilena sono le quattro volontarie che nel corso dell’anno hanno prestato servizio in Paideia per un totale di 3700 ore: una presenza di supporto preziosa per le attività a favore dei bambini e delle famiglie che incontriamo ogni giorno.

“Ho conosciuto Paideia – ci racconta Daniela – durante una conferenza in cui il direttore Fabrizio Serra ha raccontato il lavoro della Fondazione e ha parlato di Family Centered Care. La presentazione mi ha colpito e ho scoperto che si trattava dell’applicazione di un principio che avevo studiato durante il mio percorso universitario, ovvero che la cura di un minore deve guardare anche al suo nucleo famigliare perché un bambino sta bene se anche la sua famiglia sta bene”.

“In quel periodo ero alla ricerca di un’esperienza formativa sia dal punto di vista personale che professionale: da una parte mi sentivo ancora inesperta con tante cose da imparare – avevo la necessità di imparare dai più grandi – e dall’altra volevo dare, mettere al servizio degli altri le mie conoscenze e la dedizione che sentivo nei confronti dei più piccoli. Il servizio civile in Fondazione Paideia mi sembrava il giusto modo per conciliare queste due forze”.

“Quando sono arrivata – continua Daniela – mi sono trovata a confrontarmi con un contesto ben organizzato, dove ognuno sapeva bene cosa fare. Avevo già fatto altre esperienze lavorative in organizzazioni più o meno strutturate, qui ho sentito la responsabilità di inserirmi e trovare il mio posto per permettere a tutti di continuare a lavorare nel migliore dei modi. Nell’approccio alla disabilità sicuramente avevo più esperienza con la disabilità cognitiva, quindi mi trovavo con meno strumenti per confrontarmi con la disabilità fisica e questo ha rappresentato un aspetto nuovo, che mi ha portata a mettermi in gioco”.

L’emergenza sanitaria, arrivata poco tempo dopo l’inserimento, ha rappresentato un ostacolo per la partecipazione alle attività. “Il lockdown ha ovviamente portato anche noi a lavorare a distanza, ma i limiti che la pandemia ci ha imposto hanno dato più valore agli obiettivi portati a termine”.

In estate, per le volontarie del Servizio Civile, c’è stato modo di partecipare alle attività di vacanza per le famiglie organizzate a Orsolina 28. “Tra tutte le esperienze vissute – spiega Daniela – le due settimane accanto alle famiglie sono state sicuramente tra le più significative. Essere lì mi ha permesso di avere una visione della famiglia non solo con il suo carico di fragilità e di necessità, ma anche come portatrice di risorse in grado di aiutare se stessa e gli altri. Penso ad alcuni genitori in particolare e alla loro forza, esempio di resilienza per gli altri, ma anche ai siblings, fratelli e sorelle di bambini con disabilità”.

“Al ritorno al Centro, con la riapertura, ci siamo dedicate anche all’accoglienza dei bambini con disabilità e delle famiglie. Abbiamo sentito la responsabilità di trasformare un momento magari stressante per il bambino, come il misurare la temperatura o igienizzare le mani, in momento accogliente: un’occasione per uno scambio, per un sorriso. È stato bello sentire che alle famiglie questo ha fatto piacere”. 

“La cosa che più porterò con me nel mio lavoro futuro – conclude Daniela – sarà un modello che apre lo sguardo non solo al bambino con disabilità ma alla sua famiglia e alla società in cui vive. Questa, infatti, può non solo imparare a farsi contenitore dei bisogni, ma anche crescere ed evolversi dall’incontro e dal rispecchiamento nell’altro e dal superamento, insieme, delle difficoltà reciproche”.

Grazie, a nome di tutti i bimbi e le famiglie, per il vostro aiuto e la vostra presenza!