Asma, una mamma: “Affrontare le difficoltà insieme dona fiducia, anche quando fanno paura”

Tra le tante famiglie che abbiamo incontrato quest’anno al Centro Paideia abbiamo scelto di dare voce a Asma, una mamma che viene dalla Tunisia e che ha trovato in Torino e nel Centro nuovi riferimenti nella quotidianità della sua famiglia.

“Siamo a Torino dal 2018, ma è stato un ritorno: io e mio marito avevamo già vissuto in Italia, dove è nata la nostra prima figlia che oggi ha sette anni. Poi sono tornata per un periodo in Tunisia, dove lavoravo in un laboratorio di microbiologia alimentare, per il Ministero della Salute. Lì è nato Yassine, il mio secondogenito, che oggi ha tre anni. Yassine aveva avuto degli episodi di epilessia in Tunisia, ma la diagnosi di autismo è arrivata dopo il nostro ritorno in Italia. Era agosto del 2018 e la nostra vita è stata stravolta”, inizia a raccontarci Asma.

Le difficoltà nel momento della diagnosi sono tante e di tipi diversi. Ci sono quelle emotive – la scoperta di un bambino con disabilità in famiglia è un percorso lungo, con tempi di reazione e accettazione diversi per ognuno – ma anche le complicazioni a livello pratico: non è semplice, infatti, capire cosa fare e come orientarsi, quale passo fare per primo e in che direzione.

“Io e mio marito abbiamo cominciato richiedendo consultazioni con tanti dottori: volevamo capire meglio la situazione del nostro bambino. A maggio di quest’anno c’è stata la prima seduta con l’ASL. Proprio lì, chiedendo indirizzi di luoghi adeguati, dove Yassine potesse essere seguito al meglio, abbiamo scoperto dell’esistenza del Centro Paideia.

Le prime volte al Centro è venuto mio marito; in un certo senso lui è riuscito ad affrontare la situazione da subito con più risorse e serenità: come madre io la sto ancora elaborando. È stato mio marito ad incontrare per primo Eleonora, che ha ascoltato attentamente il racconto della nostra storia e ci ha aiutati a pianificare le terapie di logopedia e psicomotricità più adatte per Yassine. Quando abbiamo deciso di cominciare, sono venuta anche io e mi sono trovata subito a mio agio nell’ambiente e con gli operatori.

Yassine ha tante difficoltà e ha bisogno di molte attenzioni, necessita di essere assistito su più fronti perché ha anche un ritardo mentale: vedere come Yassine ami venire al Centro mi rincuora”, sorride Asma mentre continua a raccontarci.

“Venire al Centro Paideia è bello e importante per noi: Yassine corre verso le sale dove fa logopedia e psicomotricità e anche io partecipo volentieri e con impegno alle sedute. È necessario imparare gli esercizi per riproporli al nostro bambino a casa, ma è anche piacevole perché vedo da vicino il suo coinvolgimento e sia Elisa che Elvira, le terapiste, mi spiegano bene modalità ed obiettivi. A casa rifacciamo gli esercizi tutti insieme, anche con nostra figlia, come fosse un gioco.

C’è tanto lavoro da fare, certo, ma il fatto che io, mia figlia e mio marito possiamo partecipare con Yassine è positivo. Lui è molto curioso e io cerco continuamente stimoli nuovi da sottoporgli. Adora sfogliare i libri e quando mio marito canta per lui.”

Quando in una famiglia c’è un bambino con disabilità, è una situazione che coinvolge tutta la famiglia e cambia dinamiche ed equilibri. E, spesso, aumenta il senso di solitudine.

“Noi abbiamo deciso di stabilirci qui per i nostri bambini, ma per noi non è molto facile ambientarci davvero, farci delle amicizie. A Torino io frequento un corso di italiano presso un’associazione, mi trovo bene e spero di integrarmi di più, conoscere altre mamme e sentirmi un po’ meno sola nella mia quotidianità piena di cose da fare tra i bambini e la casa. La mia vita, oggi, è costruita soprattutto intorno ai bisogni e agli orari di Yassine.

Sono preoccupata per il futuro – ammette Asma – e spero che il prossimo anno potremo continuare ad usufruire delle terapie come quest’anno. Una cosa che mi rasserena è quando vedo Yassine al Centro Paideia felice nella relazione con gli operatori. E allora penso: forse tutti insieme il futuro è una cosa che si può affrontare, anche se è diverso da come lo avevo immaginato e a volte fa paura.”